Recioto, Maffei, and Cassiodorus: the Italian text

Above: Marquis Francesco Scipione Maffei, 18th-century archeologist, historian, art historian, and philologist (image via Michael Finney Antique Books and Prints).

Over the last few days, a number of people have retweeted my translation of Cassiodorus on Recioto della Valpolicella (Acinaticum) via Marquis Francesco Scipione Maffei (thank you Melissa, Raelinn, Randall, Meg, Lizzy, and Juel).

And yesterday, Italy’s A-number-1 wine blogger, Mr. Franco Ziliani, graciously and generously included it in his weekly wine blogging roundup for the Italian Sommelier Association.

In my initial post, I included my translation of the Cassiodorus text into English along with the original Latin.

Today, for Italian readers, I’m posting the Italian text, transcribed from Maffei’s Verona Illustrata (Verona Illustrated, originally published in 1731-32 in Verona).

If only I had time (and the financial resources) to devote myself full-time to my philological pursuits! Magari! For the time being, my enophilological research has to take a backseat to earthly necessities. It means SO MUCH to me when people enjoy these posts. THANK YOU one and all!

Here’s the text. Buona lettura! (Click here for my English translation.)

*****

“Non è da tralasciare la distinta memoria di due vini veronesi che ci ha conservata Cassiodoro, scrivendo a colui, che avea cura in queste parti delle contribuzioni fiscali a tempo di Teodorico. Dopo aver premesso, doversi per la Regia mensa far venire d’ogni parte le più rare cose, così proseguisce: ‘e perciò son da procurare i vini, che la feconda Italia singolarmente produce, accioché non paia aver noi trascurate le cose proprie, quando cercar dobbiamo anche le straniere… Spezie di vino veramente degna che se ne vanti l’Italia: imperciocché se bene l’ingegnosa Grecia, di varie e fine diligenze lodata, e condisce i vini suoi con gli odori, o con marine mischianze dà lor sapore, niente ha però di così squisito… il vino Acinatico, che da gli acini ha il nome… Questo è puro, per sapor singolare, Regio per colore; talché o ne’ suoi fonti possa tu creder tinta la porpora, o dalla porpora espresso il liquor suo. La dolcezza in esso si sente con soavità incredibile, si corrobora la densità per non so qual fermezza, e s’ingrossa al tatto in modo, che diresti esser un liquido carnoso, o una bevanda da mangiare… Vogliam riferire quanto particular sia il modo di farlo. Scelta nell’Autunno l’uva dalle viti delle domestiche pergole, sospendesi rivoltata, conservasi ne’ vasi suoi, e negli ordinari repositori si custodisce. S’indura dal tempo, non si liquida: trasudando allora gl’insulsi umori, soavemente addolciscesi. Tirasi fino al mese di Decembre [sic], finché l’inverno la faccia scorrere, e con maraviglia cominci il vino a esser nuovo, avendo in tutte le cantine si trova già vecchio. Mosto invernale, freddo sangue dell’uve, liquor sanguigno, porpora bevibile, violato nettare. Cessa di bollire nella sua prima origine, e quando può farsi adulto, comincia a parere per sempre nuovo. Non si percuote inguirosamente con calci l’uva, né con mischiarvi sordidezza alcuna s’infosca; ma vien’eccitata come alla nobiltà si conviene. Scorre, quando l’acqua indurisce, è feconda, quando ogni frutto de’ campi è svanito, stilla dagli occhi suoi liquor corrispondente, lagrima non so che di giocondo ed oltre al piacer del dolce, singolare è nella vista la sua bellezza'”.

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